Ha il muso candido
Come la neve,
Lo sguardo affabile
Si posa lieve,
Fatica a volte
Nel camminare,
Ma sa proprio sempre
Per dove andare,
Ha avuto un'ernia
A cinque anni,
Patir ci ha fatto
Tormenti e affanni,
Ora ne ha dodici,
E sembra un po' stanco,
Ma una carezza
Chiede al mio fianco.
Lui sempre abbaia,
Se arriva qualcuno,
E mai è soddisfatto
Se non c'è nessuno.
Sa tutte le ore
In cui vuol la pappa,
E se non la servi
Da lui non si scappa.
Poi giunge il tempo
Di passeggiare,
E ti sollecita:
Bisogna andare.
Di casa nostra
E' il principino,
Se vuol dormire,
Si spegne il lumino,
Perché regala
Un mondo d'affetto,
E' un vero amico,
Leale e corretto.
Tutti i tesori,
Son cose vane,
Io non li voglio,
Voglio il mio cane,
E se li offrissero
A me tutti assieme,
Direi: - No, grazie,
Con Gandalf sto insieme.
Chi l'ha tenga pure
L'oro e il suo spasso,
Io preferisco
Di Gandalf il passo
Felpato, certo,
E delicato,
Tenero e buono,
Che ho sempre amato.
Ha il muso candido
Come la neve,
Con lui sparisce
Il pensiero grève.
sabato 30 giugno 2007
venerdì 29 giugno 2007
Il boxeur
Il ring ti attende tetro e silenzioso,
Vi approdi con la grinta di un mastino,
Ché lottasti da quando eri bambino,
Senza gustar la gioia di un riposo:
- Il tuo avversario è solo un burattino. -
Ti dice il coach, ma io di aggiunger oso
Che alla gloria volesti farti sposo,
E ad ogni round squillava il tuo destino.
Scoppian gli spettatori in un boato,
Serràti attorno al mistico quadrato,
Li senti appena, preso nella lotta,
Che contro l'altro vien da te condotta,
Ed alla nobil arte rendi omaggio,
Ché quello cade, e tu continui il viaggio.
Vi approdi con la grinta di un mastino,
Ché lottasti da quando eri bambino,
Senza gustar la gioia di un riposo:
- Il tuo avversario è solo un burattino. -
Ti dice il coach, ma io di aggiunger oso
Che alla gloria volesti farti sposo,
E ad ogni round squillava il tuo destino.
Scoppian gli spettatori in un boato,
Serràti attorno al mistico quadrato,
Li senti appena, preso nella lotta,
Che contro l'altro vien da te condotta,
Ed alla nobil arte rendi omaggio,
Ché quello cade, e tu continui il viaggio.
giovedì 28 giugno 2007
Un caro saluto
Adesso in versi, dapprima in prosa,
Un caro saluto sul foglio riposa,
E' telematico, ed è sincero,
Pieno di affetto e tutt'altro che austero,
Ringrazio tutti, chi mi ha commentato,
Oppure mi ha letto, o solo sfogliato;
Un'ultimo verso scrivero con le stelle:
- Auguri a tutti delle cose più belle !
Un caro saluto sul foglio riposa,
E' telematico, ed è sincero,
Pieno di affetto e tutt'altro che austero,
Ringrazio tutti, chi mi ha commentato,
Oppure mi ha letto, o solo sfogliato;
Un'ultimo verso scrivero con le stelle:
- Auguri a tutti delle cose più belle !
mercoledì 27 giugno 2007
Sull'autobus
Sopra quei doppi sedili,
Vicino al vetro,
Mi trovo, ed impetro
Un ristoro a mie giornate vili,
Quand'ecco che lei si siede
Proprio al mio fianco,
Ed io, fiaccato e stanco,
So che Tenerezza mi possiede,
Non l'ho mai conosciuta,
Né una parola
Di scambiare ho mai avuta
Occasione con lei, triste e sola;
Intanto il bus avanza,
Lei sfiora col braccio
Il mio, non c'è distanza,
Io nel cuore fremo e in viso taccio.
Dolce casto contatto,
Fremito caldo,
Che solo per il tatto
Fai vacillare un animo saldo !
Poi giunge alla fermata
L'infausto mezzo;
Non sa che l'ho amata
E adesso ancora ne pago il prezzo.
Vicino al vetro,
Mi trovo, ed impetro
Un ristoro a mie giornate vili,
Quand'ecco che lei si siede
Proprio al mio fianco,
Ed io, fiaccato e stanco,
So che Tenerezza mi possiede,
Non l'ho mai conosciuta,
Né una parola
Di scambiare ho mai avuta
Occasione con lei, triste e sola;
Intanto il bus avanza,
Lei sfiora col braccio
Il mio, non c'è distanza,
Io nel cuore fremo e in viso taccio.
Dolce casto contatto,
Fremito caldo,
Che solo per il tatto
Fai vacillare un animo saldo !
Poi giunge alla fermata
L'infausto mezzo;
Non sa che l'ho amata
E adesso ancora ne pago il prezzo.
martedì 26 giugno 2007
Se vi piacesse di ricordarmi...
...Non ricordatemi per il mio nome,
Nemmeno, certo, per il cognome,
Ma semplicemente per quella veste
Che ho nominato: Drago_Celeste,
E' una veste fatta di rime,
Ci son le ultime, ci son le prime,
E' di poesie tutta cucita,
E' fatta di carta, e di matita,
Di mia esistenza non vale la pena
Parlare, che non è serena,
Con i dispiaceri è stata intessuta,
Ed un bel giorno in regalo l'ho avuta.
Scrivere versi, quanto mi piace,
Specie se attorno è tutto che tace,
Scrivere un poco assai mi conforta,
E con sé ogni dolore via porta.
Proprio per questo la dolce poesia
Rimane l'unica gioia mia,
L'unica parte consolatoria
Della mia tristissima storia,
A volte zoppica, a volte balbetta,
A volte è lenta, altre va in fretta,
Ma è spesso cortese, e delicata,
E cerca sempre d'essere educata,
Traccia un vestito di fronzoli privo,
Il risultato di un tentativo
Di fare esercizio di taglio e cucito,
Ha qualche pezza, ed è ricucito,
Pur tuttavia ne sono felice
Per il suo valore, per quello che dice,
Anche se è povero, fatto di carta,
Non chiede mai lavoro di sarta,
E' ricoperto di uno scritto a penna,
Che a qualche episodio, a volte, accenna,
Ormai trascorso, della mia vita,
Che solo da esso, certo, è abbellita,
Non ricordatemi per il mio nome,
Né, se volete, per il cognome,
Ma semplicemente per quella veste
Cui ho dato il nome: Drago_Celeste.
Nemmeno, certo, per il cognome,
Ma semplicemente per quella veste
Che ho nominato: Drago_Celeste,
E' una veste fatta di rime,
Ci son le ultime, ci son le prime,
E' di poesie tutta cucita,
E' fatta di carta, e di matita,
Di mia esistenza non vale la pena
Parlare, che non è serena,
Con i dispiaceri è stata intessuta,
Ed un bel giorno in regalo l'ho avuta.
Scrivere versi, quanto mi piace,
Specie se attorno è tutto che tace,
Scrivere un poco assai mi conforta,
E con sé ogni dolore via porta.
Proprio per questo la dolce poesia
Rimane l'unica gioia mia,
L'unica parte consolatoria
Della mia tristissima storia,
A volte zoppica, a volte balbetta,
A volte è lenta, altre va in fretta,
Ma è spesso cortese, e delicata,
E cerca sempre d'essere educata,
Traccia un vestito di fronzoli privo,
Il risultato di un tentativo
Di fare esercizio di taglio e cucito,
Ha qualche pezza, ed è ricucito,
Pur tuttavia ne sono felice
Per il suo valore, per quello che dice,
Anche se è povero, fatto di carta,
Non chiede mai lavoro di sarta,
E' ricoperto di uno scritto a penna,
Che a qualche episodio, a volte, accenna,
Ormai trascorso, della mia vita,
Che solo da esso, certo, è abbellita,
Non ricordatemi per il mio nome,
Né, se volete, per il cognome,
Ma semplicemente per quella veste
Cui ho dato il nome: Drago_Celeste.
Ringraziamenti per tutti
Dei tuoi complimenti ti ringrazio,
Ma ammetto che non ne son mai sazio,
Anche gli altri, tuttavia, ho assai apprezzato,
Come sai, è certo un chiaro fatto:
E' anche meglio esser male commentato,
Che non esser commentato affatto.
Ma ammetto che non ne son mai sazio,
Anche gli altri, tuttavia, ho assai apprezzato,
Come sai, è certo un chiaro fatto:
E' anche meglio esser male commentato,
Che non esser commentato affatto.
lunedì 25 giugno 2007
La versione di greco
Nol so trattare,
Non si capisce,
Niente da fare,
M'infastidisce,
Il testo è oscuro,
Ecco una frase:
- E' un muro - o: - E' scuro - ?
Non c'è la base,
E' un ottativo,
Non saprei dire,
E' indicativo,
Voglio capire.
Chino sul banco,
Non son sereno,
Quello di fianco,
Ne sa ancor meno.
Ma di chi è il testo ?
Forse sapendo,
Quello che attesto
Sarà meno orrendo,
Il tempo passa,
Il foglio è bianco,
Di me ho stima bassa,
E sono stanco,
Lasciatemi andare,
Non sono capace,
Vorrei riposare,
Ma tutto tace.
Invento qualcosa,
Speriamo sia giusto,
La penna riposa,
Mi sento ingiusto,
Poi finalmente
Suona uno squillo,
Le mani attente
Passano al trillo,
A ritirare:
- Dammi del tempo,
Io la so fare,
Ero un po' spento. -
Poi la matita
Cancella in rosso,
Perché è partita,
A più non posso.
L'elaborato
Ritorna da me,
Su di esso è segnato
Un placido tre.
Non si capisce,
Niente da fare,
M'infastidisce,
Il testo è oscuro,
Ecco una frase:
- E' un muro - o: - E' scuro - ?
Non c'è la base,
E' un ottativo,
Non saprei dire,
E' indicativo,
Voglio capire.
Chino sul banco,
Non son sereno,
Quello di fianco,
Ne sa ancor meno.
Ma di chi è il testo ?
Forse sapendo,
Quello che attesto
Sarà meno orrendo,
Il tempo passa,
Il foglio è bianco,
Di me ho stima bassa,
E sono stanco,
Lasciatemi andare,
Non sono capace,
Vorrei riposare,
Ma tutto tace.
Invento qualcosa,
Speriamo sia giusto,
La penna riposa,
Mi sento ingiusto,
Poi finalmente
Suona uno squillo,
Le mani attente
Passano al trillo,
A ritirare:
- Dammi del tempo,
Io la so fare,
Ero un po' spento. -
Poi la matita
Cancella in rosso,
Perché è partita,
A più non posso.
L'elaborato
Ritorna da me,
Su di esso è segnato
Un placido tre.
domenica 24 giugno 2007
Commento a un poemetto delicato
Scusa se m'intrometto,
Ma è delizioso codesto poemetto,
Che mi ricorda scoiattoli amici,
Dei quali leggevo, dei quali tu dici;
Un giorno d'estate, quand'ero bambino,
Con pochi soldini comprai Topolino,
Ed in silenzio lo aprivo in un canto,
Così dei fumetti scoprivo l'incanto.
Ma è delizioso codesto poemetto,
Che mi ricorda scoiattoli amici,
Dei quali leggevo, dei quali tu dici;
Un giorno d'estate, quand'ero bambino,
Con pochi soldini comprai Topolino,
Ed in silenzio lo aprivo in un canto,
Così dei fumetti scoprivo l'incanto.
Torino, 24 giugno 2007
Di Corso Umbria i filàri alberati,
Del castra romano i percorsi squadrati,
Di Piazza Statuto la statua al traforo,
Il Sole sull'Alpi, lucente come l'oro,
Vecchiette che parlano in piemontese,
Le Valli di Susa, ed il Canavese,
Una donna tenuta a contatto di mano,
Ridendo parole di Guido Gozzano,
Il cioccolato, e la tazza piena
Di Bicerìn, che bevi e rasserena,
Venaria Reale, e i cari amici,
Seduti a un tavolo, che ridono felici,
Le ferraglie corrusche delle tramvie,
Le tre stazioni, e le ferrovie,
La fama esoterica, del centro interno,
Lucifero che mostra le porte dell'Inferno,
L'industria di macchine, sempre operosa,
La gente povera, ma dignitosa,
In stile liberty, i bei palazzi,
Nel cielo intessono ruvidi arazzi,
Palazzo Madama, l'Egizio Museo,
Della Bella Rosin il Mausoleo,
Via Cernaia, e la Cittadella,
Che, quando la vedo, è sempre più bella,
Di Piazza Solferino è la fontana,
Di misteri e simboli somma sovrana;
Che dolci che sono le mie passeggiate,
Tra queste delizie, le ho sempre amate,
Tra gli alberi e i parchi del Valentino,
Si specchia la città a me natìa: Torino.
Del castra romano i percorsi squadrati,
Di Piazza Statuto la statua al traforo,
Il Sole sull'Alpi, lucente come l'oro,
Vecchiette che parlano in piemontese,
Le Valli di Susa, ed il Canavese,
Una donna tenuta a contatto di mano,
Ridendo parole di Guido Gozzano,
Il cioccolato, e la tazza piena
Di Bicerìn, che bevi e rasserena,
Venaria Reale, e i cari amici,
Seduti a un tavolo, che ridono felici,
Le ferraglie corrusche delle tramvie,
Le tre stazioni, e le ferrovie,
La fama esoterica, del centro interno,
Lucifero che mostra le porte dell'Inferno,
L'industria di macchine, sempre operosa,
La gente povera, ma dignitosa,
In stile liberty, i bei palazzi,
Nel cielo intessono ruvidi arazzi,
Palazzo Madama, l'Egizio Museo,
Della Bella Rosin il Mausoleo,
Via Cernaia, e la Cittadella,
Che, quando la vedo, è sempre più bella,
Di Piazza Solferino è la fontana,
Di misteri e simboli somma sovrana;
Che dolci che sono le mie passeggiate,
Tra queste delizie, le ho sempre amate,
Tra gli alberi e i parchi del Valentino,
Si specchia la città a me natìa: Torino.
sabato 23 giugno 2007
Il piede
Il piede è qualcosa di povero,
Di maldestro e di poco aggraziato,
Nella scarpa lui trova un ricovero,
Che lo stringe e lo tiene schiacciato,
Spesso fa male, è dolente,
Ma sempre farà il suo dovere,
Il corpo e il suo peso potente,
S'impegna a voler sostenere;
Certo che puzza talvolta,
Ma non lo si può biasimare,
Perché è al tuo servizio ogni volta
Che decidi che vuoi camminare.
Chiunque lo sa e gli vuol bene,
E di esso si dà grande cura,
Con il pediluvio e con creme
Lo salva da una giornata dura.
Di maldestro e di poco aggraziato,
Nella scarpa lui trova un ricovero,
Che lo stringe e lo tiene schiacciato,
Spesso fa male, è dolente,
Ma sempre farà il suo dovere,
Il corpo e il suo peso potente,
S'impegna a voler sostenere;
Certo che puzza talvolta,
Ma non lo si può biasimare,
Perché è al tuo servizio ogni volta
Che decidi che vuoi camminare.
Chiunque lo sa e gli vuol bene,
E di esso si dà grande cura,
Con il pediluvio e con creme
Lo salva da una giornata dura.
venerdì 22 giugno 2007
Grazie per un complimento
Mi facesti tanto onore,
Che m'ha scaldato il cuore,
Me lo merito, o forse,
E' soltanto che m'occorse
D'esser fortunato
In quanto ho dichiarato ?
Non so, ma ti ringrazio:
Più care d'un topazio
Furon le tue parole,
Ristoro a un cuor che duole,
Che a volte s'abbandona,
E qualche verso dona.
Che m'ha scaldato il cuore,
Me lo merito, o forse,
E' soltanto che m'occorse
D'esser fortunato
In quanto ho dichiarato ?
Non so, ma ti ringrazio:
Più care d'un topazio
Furon le tue parole,
Ristoro a un cuor che duole,
Che a volte s'abbandona,
E qualche verso dona.
giovedì 21 giugno 2007
Commento ad una poesia sulla guerra
Come commentare in poche righe l'esistenza ?
Meglio sospirare e di parlare fare senza,
Non so che altro fare, se non tirare il fiato,
Perché ciò che tu scrivi, è realmente stato;
Che piangere, che lacrime, se piangere non vuole
Il cuore sempre in pezzi, mentre il mondo duole.
Il tema nello scritto, che tu aspro hai affrontato,
E' amaro e triste certo, ma bene raccontato,
Di speranza un briciolo ci lasci intravedere,
Mai più di cose simili vorremmo noi sapere,
Ma esse sempre accadono, par d'esse il mondo fatto,
Le bombe ancora esplodono, Non val di pace un patto.
Meglio sospirare e di parlare fare senza,
Non so che altro fare, se non tirare il fiato,
Perché ciò che tu scrivi, è realmente stato;
Che piangere, che lacrime, se piangere non vuole
Il cuore sempre in pezzi, mentre il mondo duole.
Il tema nello scritto, che tu aspro hai affrontato,
E' amaro e triste certo, ma bene raccontato,
Di speranza un briciolo ci lasci intravedere,
Mai più di cose simili vorremmo noi sapere,
Ma esse sempre accadono, par d'esse il mondo fatto,
Le bombe ancora esplodono, Non val di pace un patto.
mercoledì 20 giugno 2007
Se vi piace
Se vi piace, chiamatemi l'Artista,
Sia poeta, pittore o musicista,
Ho studiato otto lingue e non è poco,
Che se mi va so fare pure il cuoco.
Ogni mio giorno è sempre ripartito
Tra il mio lavoro, un libro e uno spartito,
Amo Plutarco, Ovidio, e Cicerone,
Ma anche i videogiochi e i film d'azione,
Adoro il mondo d'oggi e del passato
- Viaggi mentali da perderci il fiato -
Questo son io, e questo ciò che faccio,
Ma il poema è finito, e d'altro taccio.
Sia poeta, pittore o musicista,
Ho studiato otto lingue e non è poco,
Che se mi va so fare pure il cuoco.
Ogni mio giorno è sempre ripartito
Tra il mio lavoro, un libro e uno spartito,
Amo Plutarco, Ovidio, e Cicerone,
Ma anche i videogiochi e i film d'azione,
Adoro il mondo d'oggi e del passato
- Viaggi mentali da perderci il fiato -
Questo son io, e questo ciò che faccio,
Ma il poema è finito, e d'altro taccio.
L'Angelo del fuoco
Questo sonetto è dedicata al corpo dei Vigili del Fuoco e in generale a tutti coloro che hanno fatto il proprio mestiere del salvare vite umane.
Angelo che brilli sotto le stelle,
Da bagliori d'incendi illuminato,
Tu che le vite e le cose belle,
A salvare sei pronto e preparato.
Il tuo coraggio sopra ogni altro eccelle,
Per chiunque di te il pensiero è amato,
Perché sempre per te son dure quelle
Notti in cui gli uomini hai aiutato.
Ricordati di me che qui ti scrivo,
Di quando mi salvasti, ero piccino,
E non sarei senza di te più vivo,
Quanta paura ebbi quel mattino,
A respirar con ansia m'accanivo,
Poi fosti la salvezza a me vicino.
Angelo che brilli sotto le stelle,
Da bagliori d'incendi illuminato,
Tu che le vite e le cose belle,
A salvare sei pronto e preparato.
Il tuo coraggio sopra ogni altro eccelle,
Per chiunque di te il pensiero è amato,
Perché sempre per te son dure quelle
Notti in cui gli uomini hai aiutato.
Ricordati di me che qui ti scrivo,
Di quando mi salvasti, ero piccino,
E non sarei senza di te più vivo,
Quanta paura ebbi quel mattino,
A respirar con ansia m'accanivo,
Poi fosti la salvezza a me vicino.
venerdì 15 giugno 2007
Scherzosa sempre
Se leggerai questa poesia
Tua diverrà ogni sfiga mia,
Non la potrai mai più scaricare,
Perché essa sempre ti saprà amare.
Farai la coda al supermercato,
Ed anche in vacanza sarai sfigato,
Troverai sempre ogni porta chiusa,
Ché non troverai ostèl, così come s'usa.
Avrai le tasche sempre bucate,
Con le monete, tutte sfilate !
Parteciperai ad ogni concorso,
E se studierai, sarai fuori corso.
Se leggerai questa poesia
Tua diverrà ogni sfiga mia,
Non me la potrai mai più far tornare,
Sulle tue spalle la dovrai sopportare.
Se leggi tutto sei masochista,
Vuoi proprio scender sfigato in pista,
Fai certo in tempo a smettere ora,
Ma che tu fai ? Non leggere ancora !
Se a questa strofa sei già arrivato,
Allora cominci ad esser sfigato,
Che ci vuoi fare ? Non ci pensare !
Al posto tuo mi saprò ben svagare.
Se hai letto ancora questa poesia,
Tua è diventata ogni sfiga mia,
Grazie, sei stato davvero un amico,
Tu sei sfigato, ed io sono un fico !
Tua diverrà ogni sfiga mia,
Non la potrai mai più scaricare,
Perché essa sempre ti saprà amare.
Farai la coda al supermercato,
Ed anche in vacanza sarai sfigato,
Troverai sempre ogni porta chiusa,
Ché non troverai ostèl, così come s'usa.
Avrai le tasche sempre bucate,
Con le monete, tutte sfilate !
Parteciperai ad ogni concorso,
E se studierai, sarai fuori corso.
Se leggerai questa poesia
Tua diverrà ogni sfiga mia,
Non me la potrai mai più far tornare,
Sulle tue spalle la dovrai sopportare.
Se leggi tutto sei masochista,
Vuoi proprio scender sfigato in pista,
Fai certo in tempo a smettere ora,
Ma che tu fai ? Non leggere ancora !
Se a questa strofa sei già arrivato,
Allora cominci ad esser sfigato,
Che ci vuoi fare ? Non ci pensare !
Al posto tuo mi saprò ben svagare.
Se hai letto ancora questa poesia,
Tua è diventata ogni sfiga mia,
Grazie, sei stato davvero un amico,
Tu sei sfigato, ed io sono un fico !
I sogni
I sogni scendono
Dal profondo Abisso,
E varcano le porte
Senza bussare.
A volte arroganti,
Non hanno remore,
Ti mettono di fronte
A ciò che sei.
Talvolta fan paura,
Nascono dal dolore,
Presso una dimensione
Alternativa.
Vengono a ricordarti
Quanto sei infelice,
Insoddisfatta, invero,
E spesso piangi
Nel sonno, e non ti accorgi
Delle lacrime che bagnano
Il morbido cuscino
Ricamato.
Desideri irrealizzati,
Paure inconfessate,
Sogni sono o incubi
Di disperazione ?
Dopo un giorno di dolore,
Vengono a percuoterti,
E non ti danno pace,
Nella notte.
Più del giorno sono aspri
Talché non vuoi ricordarli,
La mente, al tuo risveglio,
Tutto annulla.
Non ne rimane niente
- Sofferenza dentro te -
Inappagata, sola,
Ed infelice.
Ma sorge ancora il sole
- Eppur dov'è la Luce ? -
E il ciclo dell'angoscia
Ricomincia.
Dal profondo Abisso,
E varcano le porte
Senza bussare.
A volte arroganti,
Non hanno remore,
Ti mettono di fronte
A ciò che sei.
Talvolta fan paura,
Nascono dal dolore,
Presso una dimensione
Alternativa.
Vengono a ricordarti
Quanto sei infelice,
Insoddisfatta, invero,
E spesso piangi
Nel sonno, e non ti accorgi
Delle lacrime che bagnano
Il morbido cuscino
Ricamato.
Desideri irrealizzati,
Paure inconfessate,
Sogni sono o incubi
Di disperazione ?
Dopo un giorno di dolore,
Vengono a percuoterti,
E non ti danno pace,
Nella notte.
Più del giorno sono aspri
Talché non vuoi ricordarli,
La mente, al tuo risveglio,
Tutto annulla.
Non ne rimane niente
- Sofferenza dentro te -
Inappagata, sola,
Ed infelice.
Ma sorge ancora il sole
- Eppur dov'è la Luce ? -
E il ciclo dell'angoscia
Ricomincia.
Il pesciolino
Non fatemi del male !
Sono un pesciolino,
Per me è già difficile
Muovermi in questo mare,
Con le mie piccole pinne.
Quant'è ampia questa distesa
Di acque ininterrotte !
Quanta parte pensate
Ne visiterò,
Io che sono così lento ?
Guardatemi ! Sono bello,
Sono giallo screziato di blu,
Un po' rotondo in verità,
Mi piace boccheggiare,
E agitarmi nel mio spazio.
Perché la Natura
Mi die' tanta bellezza ?
Nessuno mi vede quaggiù.
E chi mi divorerà,
Apprezzerà forse i miei colori ?
Mi piace muovermi,
Mi piace la vita,
Amo vedere i colori
Dei fondali,
E degli altri pesci.
Eppure
Ho sempre paura;
Vedete ?
Non ho i denti,
E sono buono.
Non mangiatemi !
Lasciatemi, indifeso,
Percuotere le acque,
Volteggiare,
E vivere sereno.
Sono un pesciolino,
Per me è già difficile
Muovermi in questo mare,
Con le mie piccole pinne.
Quant'è ampia questa distesa
Di acque ininterrotte !
Quanta parte pensate
Ne visiterò,
Io che sono così lento ?
Guardatemi ! Sono bello,
Sono giallo screziato di blu,
Un po' rotondo in verità,
Mi piace boccheggiare,
E agitarmi nel mio spazio.
Perché la Natura
Mi die' tanta bellezza ?
Nessuno mi vede quaggiù.
E chi mi divorerà,
Apprezzerà forse i miei colori ?
Mi piace muovermi,
Mi piace la vita,
Amo vedere i colori
Dei fondali,
E degli altri pesci.
Eppure
Ho sempre paura;
Vedete ?
Non ho i denti,
E sono buono.
Non mangiatemi !
Lasciatemi, indifeso,
Percuotere le acque,
Volteggiare,
E vivere sereno.
Iscriviti a:
Post (Atom)